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Cristian Giussani da Porlezza, “il nostro lavoro sta diventando stagionale"

“Quello di DOC è un gran servizio”. Lo dicono in tanti, ma in bocca a Cristian Giussani, titolare di Giussani Cristian Officina Multimarche, ha ancora più valore: “Perché noi siamo fuori dal mondo”. Precisamente a Porlezza (Co).

La trovo nell’azienda avviata da suo padre?
Nel 1974. Io sono nato qui e qui sono rimasto, ero dentro ‘infarinato’ e sono andato avanti per scelta. Oltre a me, mia moglie in amministrazione e nostra figlia che voleva fare l’estetista e invece sta imparando a gestire l’officina, ci sono quattro dipendenti. Lavoriamo in 350 metri quadrati coperti, nello stesso stabile dei tempi di mio padre ma che ho rifatto dalla a alla zeta nel 2016, un rinnovo di facciata e di contenuto.

Ha ampliato l’offerta?
Oltre alla meccanica facciamo revisioni, gomme, soccorso con carro attrezzi di proprietà e carrozzeria in appoggio per le picchiate grosse (mentre su un parabrezza, un fanalino, un paraurti sono autonomo). Facciamo anche vendita di nuovo e usato, poca roba, 50-60 auto all’anno, a volte anche cento. E offriamo un servizio di noleggio auto e furgone: la macchina è fuori un giorno sì e un altro pure, il furgone nel week end. Lavoriamo su appuntamento per le revisioni, le gomme e tutta l’attività che si può programmare. Poi c’è l’urgenza.

Per che giro di lavoro?
Il calo l’anno scorso l’abbiamo sentito come tutti, e anche quest’anno non è rose e fiori. Siamo sui 5-6 ingressi al giorno solo di meccanica; però, a parte le revisioni, circa 150 al mese che comunque non rendono tantissimo, il lavoro non è continuativo.
Adesso, per esempio, con le gomme sappiamo che fino a dicembre lavoreremo come pazzi, poi a gennaio e febbraio giocheremo a briscola. Il nostro lavoro si sta modificando in stagionale: vai forte l’ultima settimana di ottobre, a novembre e dicembre. E poi ancora ad aprile, maggio e giugno. Fuori da quei mesi c’è l’ordinario che non puoi prevedere.

Vista la ragione sociale, ripara multimarca?
Dopo 30 anni a marchio Opel nel 2009 ho lasciato: oggi la striscia gialla, dopodomani verde… Troppe spese, troppo alto il budget ricambi, un marchio in un paese piccolo come il nostro non lo posso gestire. Ripariamo quello che circola fino ai veicoli commerciali 35 quintali, anche se mezzi da lavoro qui in giro se ne vedono pochi, il più sono macchine di fascia media.
No, auto elettriche non ne vedo, a Porlezza non ce l’ha nessuno o quasi. E anche se sulla colonnina di ricarica ho fatto un pensiero costa troppo. Idem il sistema per ricalibrare gli Adas, non so ancora se ne vale la pena.

So che le hanno consegnato la targa DOC. Deduco che monta originale?
“Mettila su e sei a posto”, mi ha detto Simone (Soleri, promoter di riferimento, nda). Sono anni che sono cliente DOC, si lavora meglio con il pezzo originale. L’ho messa fuori, la targa, ma lavorando con tutte le concessionarie io mi sentivo già DOC. È un gran servizio, soprattutto per noi che siamo fuori dal mondo; è la certezza di sapere che telefoni in concessionaria (sono uno di quelli a cui piace spiegarsi a voce) e, se il ricambio è in magazzino, alle 8 del mattino o alle 3 del pomeriggio il furgone arriva. Alla fine è un servizio anche per il mio cliente, perché gli tengo la macchina ferma il meno possibile.

Un cliente consapevole?
Il cliente non vede niente, con questa storia del Covid non entra nemmeno più in officina. Il cliente è contento quando gli monti l’originale perché sa quello che gli metti, ma il fattore è che noi per primi siamo sicuri perché il pezzo è il suo, non diventi matto, monti e va sempre bene.
Il problema adesso è internet: il cliente legge il prezzo, solo quello però, e qualcuno arriva con il ricambio in mano. Li mando via, ma forse dovrò cambiare il sistema, accettarli e alzare la tariffa della manodopera.

Secondo lei perché il cliente arriva in Via Calbiga?
Per il nome, il cliente arriva per il passaparola.