Asconauto

Hermes Cavarzan (Gruppo Cavauto), "Contro il Covid ci vuole buonsenso"

“Io sono molto positivo, perché abbiamo a che fare con gli imprenditori, che conoscono la realtà del Covid. Giusto prendere le precauzioni del caso, ma dobbiamo acquietare l’allarmismo e correggere le informazioni sbagliate che sono state date”. Sa come fare, Hermes Cavarzan, il Ceo di Gruppo Cavauto che si è seduto virtualmente a un tavolo con altri concessionari Doc - Roberta Sala, Lorena Vittani, Marco e Mauro Finiguerra, Lorenzo Ferri - oltre naturalmente al responsabile del consorzio Davide Blatti, e ha individuato le procedure per la riorganizzazione delle officine, analizzato i dispositivi di protezione individuale e quelli che si possono utilizzare nell’attività di riparazione, segnalato prodotti e fornitori certificati.

Il ‘famoso’ protocollo Anti-Covid di Doc…
Se gli autoriparatori si attengono al protocollo, i costi incideranno poco sul lavoro e potranno rientrare alla voce ‘materiale di consumo’.
Il terrorismo gratuito ha impaurito questi poveri riparatori, sanno che se qualcuno si ammala l’azienda va in quarantena, e c’è la responsabilità dell’imprenditore rispetto ai suoi dipendenti. Quindi, il consiglio è di utilizzare il protocollo con il buonsenso e con le dovute attenzioni.

Cavauto come sta?
Cavauto è una realtà a sé, siamo importatori e distributori di diverse Case auto, gli unici in Italia che trattano i prodotti americani in maniera ufficiale. In più, abbiamo una rete di subconcessionari, che si contano sulle dita di una mano, distribuita in tutto il Paese. Molti imprenditori si rivolgono a noi per avere il sub-mandato, stiamo facendo attente valutazioni. L’obiettivo è raddoppiare, ma saranno comunque pochi e selezionatissimi. Preferiamo qualcuno che crede nel prodotto, che sposa il prodotto. Se vendi le moto Suzuki non vendi le Harley.
Questo è un ottimo momento per le macchine americane, che è un prodotto tecnologicamente molto avanzato rispetto alle macchine europee. Per dire: sono sei anni che facciamo assistenza in domotica, basta un iPad e un operatore riesce a intervenire e sistemare il guasto.

Di che numeri parliamo?
L’organico è di circa trenta persone, tra lo showroom di Monza e l’officina a Erba, con l’indotto si sale a un centinaio.
Durante le settimane di blocco abbiamo fornito assistenza tutti i giorni, e distribuito ricambi in tutta Italia alle officine e carrozzerie che hanno lavorato.

Si venderà di meno, si riparerà di più?
In generale, i brand di volume risentiranno molto di questa crisi, subiranno grosse perdite.
Ci sarà una ripartenza più lenta ma, anzi, avremo un miglioramento delle vendite di macchine americane. Oggi, piuttosto che comprare tedesco - che vuole dire auto prodotte in Cina e assemblate in Germania - l’italiano si rivolge ad altri marchi. Ai veicoli di FCA, per esempio, che sono una spanna sopra perché utilizzano la tecnologia americana.
In questo particolare momento, il nostro problema non è vendere le auto ma avere il prodotto, perché le Case americane hanno solo una linea di produzione per l’Europa.

I riparatori indipendenti sono all’altezza del prodotto?
La macchina americana è molto semplice da trattare, ma se professionalità e libretto di istruzioni non bastano, l’autoriparatore ci chiama e ci chiede aiuto.
Quando vendiamo una macchina - un Dodge, una Chrysler… - al cliente di Palermo, gli diciamo anche dove appoggiarsi per l’assistenza.
Da parte nostra siamo in grado di fornire pezzi di ricambio in 24 ore, in anticipo sulle Case. Abbiamo una warehouse in California, oltre che un ufficio omologazioni in Germania, siamo completamente autonomi.

Autoriparatori selezionatissimi come i subconcessionari?
I nostri clienti sono soprattutto carrozzerie più che officine, per i veicoli che hanno 10-15-20 anni purtroppo c’è un great market di prodotti cinesi di scarsa qualità (e riparatori non tanto professionali che utilizzano il ricambio non originale, comprato su internet).
Rappresentiamo l’Hummer e abbiamo clienti innamorati di questo prodotto che continuano a portarlo da noi o dai riparatori che segnaliamo per i restauri conservativi. Ma ci sono anche appassionati con un potere di spesa ridotto.
Per quanto riguarda la carrozzeria, invece, nei primi dieci anni di vita si usano sicuramente prodotti originali.

Lei è concessionario socio Doc. Soddisfatto del servizio?
Conosco Giorgio Boiani, conosco Davide Blatti, hanno creato una bella organizzazione che ha un grosso potenziale da sviluppare. Gli autoriparatori sanno che l’importatore delle macchine americane è in Brianza ed è Cavauto; Doc fa da tramite presso gli altri consorzi AsConAuto ma, per noi che consegniamo in tutta Italia, questo è un canale ancora poco sfruttato, che Doc potrebbe fare suo.