Asconauto

Il direttore del Giornale, "Concessionari, alzate la voce"

"L’Italia c’è". Non ha il tempo di scrivere un articolo, ma il titolo della serata gli viene di getto. Ospite d'onore del dinner meeting monzese con cui Doc ha chiamato a raccolta concessionari soci e parts manager, il direttore de 'Il Giornale', Alessandro Sallusti, si è concesso anche ai nostri microfoni.

Un titolo per questa serata?
L’Italia c’è. L’Italia c’è nel senso che qui, in questa sala, ci sono degli imprenditori che ancora ci credono, che rischiano, e che soprattutto hanno voglia di innovare, non si vogliono arrendere all’ineluttabile, a quello che sembra essere l’ineluttabile, cioè le multinazionali che spazzano via tutto e tutti.

Ma li vede troppo gentili, inconsapevoli della loro forza...
Sì e gliel’ho anche detto. Secondo me non si rendono conto della forza che hanno e quindi del peso politico che devono avere nel Paese. Nel mio piccolo ho provato a spronarli, a dire: “Ma alzate la voce. La politica non è una serata di danza, la politica è una guerra, dovete andare in guerra”.

Come faranno a prendere il politico per la giacchetta, come ci arrivano a Roma?
Questa sera c'è un pezzo importante del Pil italiano. A Roma non è che ci devono arrivare, ci devono essere di diritto. Se qualcuno non l’ha capito è bene farlo capire. Gli strumenti sono quelli classici della comunicazione, i giornali, la televisione, ma sono anche quelli di una lobby trasparente e legale che deve far sentire il suo peso in modo più consistente.

Le hanno chiesto aiuto, il presidente Boiani a modo suo, e lei non si è tirato indietro.
Io, per quello che riguarda Il Giornale, ovviamente li aiuto e li aiuto volentieri, perché aiuto un pezzo d’Italia importante. In politica purtroppo io non posso aiutarliognuno deve fare il suo mestiere. Così come se qualche politico si permette di dire come dovrebbe essere Il Giornale io lo mando a quel Paese, se io dico ai politici cosa dovrebbero fare loro mi mandano a quel Paese. Però, mi impegno formalmente a dare voce a questa categoria.

Siamo davanti a un'immagine che dice tanto: 'L’uomo al centro’. Lei questa sera lo ha percepito?
Sì l’ho respirato e anche in una maniera abbastanza sorprendente. L’ho detto: “Una serata come questa è molto più utile che una prima serata sulla Rai", perché sulla Rai parli a un pubblico col quale non interagisci. Questa sera non sono un milione di persone ma sono alcune decine o centinaia di persone delle quali percepisci il mood, percepisci l’esistenza, cioè non sono delle entità, sono delle persone fisiche, e questo è molto importante anche nel mio lavoro.

Davvero ha rinunciato a una serata in tv da Santoro?
Beh, non mi sembra una grave perdita, non sono pentito assolutamente.

E si è fermato fino alla fine, non ha fatto atto di presenza…
C’è un’immagine molto distorta, una sopravvalutazione del direttore.

Sua o del direttore di un giornale?
Del direttore di un giornale e mia. L’Italia non la mandano avanti i direttori dei giornali, la mandano avanti questi signori. Siamo noi che dovremmo essere un po’ in soggezione di fronte a loro e non viceversa. Dopodiché, se parli di me personalmente, l’immagine televisiva…

Sallusti 'buca' lo schermo...
Sì, ma… Negli ultimi dieci anni c’è stata una guerra civile, mediatica, televisiva. Tu eri su un ring e su un ring devi assumere un ruolo e fare una parte che non è necessariamente quello che tu sei in realtà. Sul ring se non fai quella parte soccombi. Invece, in un ambiente reale, non finto come la televisione, puoi essere te stesso. Io non sono quella cosa che appare in televisione, sono molto diverso e molto più interessato a stare fino all’ultimo in una serata del genere che non ad andare da qualche altra parte.

Anche per questo davvero spegnerebbe internet? O l’ha detto a mo’ di battuta?
È una battuta a metà. Nel senso che io spegnerei internet perché internet è quello che ha distrutto il mio mestiere, ha distrutto il mio ruolo sociale, ha distrutto tante cose della mia vita. Capisco che sono come il costruttore di calessi il giorno in cui Ford inventò la catena di montaggio delle macchine. Ho perso, ho perso in partenza; però, non sapendo costruire macchine ma sapendo costruire calessi, io fino all’ultimo voglio resistere e difendere i calessi.