Asconauto

Le 'Curve' di Roberto Gelmetti, magazziniere e fotografo

Ma come le è venuto in mente?, mi chiedevo, e la risposta era davanti agli occhi, quelli di Luisa Galbusera, socia titolare di Europea Auto di Seregno (Mb). Succede che il marito, Giuseppe Drogo, fotografo di professione, debba produrre del materiale per un corso. Specializzato in ritrattistica da cerimonia e fotografia industriale, si rivolge a un fotografo amatoriale, Roberto Gelmetti, per i settori 'mancanti': sport, natura e macro. Mentre compone il fascicolo, la moglie butta l'occhio e... eccoci qui, a tu per tu con il responsabile magazzino della concessionaria Suzuki.

Ho riassunto correttamente?
È andata proprio così. Giuseppe mi ha chiesto le foto e Luisa le ha viste per caso.

Le faccia vedere anche a noi, almeno con l'immaginazione. Com'è nato questo hobby?
Al rientro dal viaggio di nozze, 25 anni fa. Ai miei tempi una meta ambita per la luna di miele era Santo Domingo. Io e mia moglie Liviana ci portammo una compatta, una 'scatta e vai', quindi senza comandi su cui agire. Avrò scattato un centinaio di foto, Liviana era il soggetto principale ma non mi dispiacevano i paesaggi. 
Quando le ho fatte sviluppare sono rimasto stupito del risultato, in particolare dei paesaggi. Anche mia moglie ha apprezzato e per Natale mi ha regalato la prima Reflex Olympus, che nel tempo ho corredato con vari obiettivi.
A quell’epoca lavoravo in una concessionaria di Monza e mi occupavo di assistenza.

Dove lo trovava il tempo per fotografare?
Nel fine settimana, come ora. Abito a Cesano Maderno, quindi si andava al lago o nei parchi, e la Reflex era sempre con noi.
Mi piaceva fotografare il paesaggio, poi nacquero le nostre bimbe - Giulia nel 1992 e Laura tre anni dopo - e il soggetto cambiò. Per una decina d’anni mi 'sfogavo' con loro, scattavo 'rubando' le immagini, le ragazze non erano molto propense. Poche pose, tanti momenti casalinghi. Poi entrambe si dedicarono alla ginnastica e fotografavo in quelle occasioni, saggi, gare... Fino a che nella mia testa entrò lo sport.

Come soggetto o come pratica?
Come pratica. Misi nel cassetto la mia Reflex e mi dedicai allo sport che più mi piaceva in quel periodo, il tennis. Siamo alla fine degli anni 90 e per 8-9 anni divenne il mio sport. Poi mi lesionai un ginocchio, fui operato, e su consiglio del chirurgo abbandonai la racchetta. E presi subito cinque chili!

Indovino: posò la racchetta e riprese in mano la Reflex? 
Esattamente. Intanto però era uscito il digitale. Comprai una fotocamera ‘bridge’, una Minolta, una via di mezzo tra la compattina che non ti fa fare nulla e la Reflex che ti permette di gestire tutto. Scelta proprio per le sue caratteristiche di 'ponte', per iniziare con il digitale, mi piacque parecchio e decisi di acquistare la prima, vera, macchina digitale.

Familiari e amici a parte, e forse anche un po' di parte, chi giudicava il suo lavoro?
Stavo crescendo. Entrai a far parte di un’associazione fotografica di Albiate che teneva incontri settimanali. Di gente preparata ce n’era e ce n'è parecchia, e questo stimolo mi spinse ad acquistare la prima Reflex digitale, una Canon EOS 350d. È tuttora il mio marchio di riferimento, anche se nel tempo di macchine ne ho cambiate tante. Funzionano sempre, ma è la tecnologia che è così veloce e performante che ti invita a rimanere al passo con i tempi. È lo stesso discorso del computer, devi fare gli aggiornamenti. Ogni tre-quattro anni vendo l’usato e acquisto il nuovo, ampliando via via il parco ottico e gli accessori.

L'accessorio indispensabile?
Il treppiede, è scomodo ma è sempre con me.

Ha mai pensato di far diventare la fotografia il suo lavoro?
Ci ho pensato, anche mia moglie mi ha sempre spinto a migliorarmi. Ora non è più il momento: l'età e gli impegni familiari non invogliano a lasciare il certo per andare alla ventura.

Si è tolto comunque delle soddisfazioni...
Mi è capitato di vincere alcuni concorsi. Qualche anno fa, per esempio, ho vinto a Pessano con Bornago il concorso intitolato 'Curve' con la foto che vedete in home page, 'Sfogliando un libro’. E adesso sto lavorando a un altro progetto, 'Venezia di notte'.

La passione resta ma i soggetti cambiano?
Sono passato dal paesaggio alla natura, vista come natura viva, quindi abitata. La fotografia naturalistica richiede spesso levatacce e tanta, tanta pazienza. Il soggetto è in libertà, non vado allo zoo. Se mi sono studiato la foto e l’ho realizzata come la volevo, bene, se no si ripete.

Quanto scatta? 
Sei-settemila all’anno tra paesaggio, natura, sport, macro e still life.

Non stamperà tutto?!?
Mi è capitato di fare delle mostre e quindi di stamparne ogni volta una quarantina 30X45 centimetri in alta qualità. Per il mio archivio personale, che in parte appendo in casa, un centinaio l’anno.

Il fotoritocco la scandalizza?
Io scatto in formato raw. La foto genera due tipi di file: uno in jpg che conosciamo tutti ed è già pronto, e l’altro in formato raw che va per forza sviluppato (in camera chiara). Una procedura che non è un fotoritocco ma è uno sviluppare l’immagine per ottenere il massimo risultato, uno sviluppo che non stravolge. 

Che cosa fa di un fotografo un buon fotografo?
L’occhio fa tanto, vedi un’immagine prima di un altro, e sapere che cosa hai in mano. Se compro una fotocamera mi leggo tutto il libretto di istruzioni e la setto per avere le massime prestazioni. 
E poi, soprattutto in natura, conoscere i soggetti, o meglio il comportamento del soggetto a cui ti stai dedicando. Se voglio una foto con la luce dietro, come quella che ritrae lo scoiattolo, mi serve che 'si metta in posa'.

Un fotografo per modello?
Vive in Emilia Romagna, si fa chiamare Juza. È lui che mi ha fatto appassionare alla fotografia naturalistica. Io faccio tanto, magari non tanto bene, ma tanto. Ho un'ampia visione del mondo, che vedo principalmente a colori.

Mi tolga una curiosità: i ricambi li ha mai fotografati?
Solo quelli che mi arrivano danneggiati e per i quali devo chiedere un reso!