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Marco Clerici (Clericiauto), "la Cina, un mercato possibile"

Un’altra voce dalla Cina, quella di Marco Clerici, uno dei quattro concessionari della delegazione Doc sbarcata a Guangzhou per partecipare ad Auto Aftermarket. Come Massimo Mancini, Tarcisio Riva e Calogero Pedalà, oltre che l’outsider del gruppo Moreno Seveso, il titolare di Clericiauto ha fatto bottino. Ecco la breve intervista raccolta appena sbarcato in Italia.

Prima di tutto, perché ha detto sì alla proposta del presidente Doc Boiani?
La Cina non è propriamente un viaggio che uno decide di fare sui due piedi. Era breve e ci consentiva, assentandoci dalle nostre concessionarie pochi giorni, di farci un’idea del Paese di cui parlano tutti. Per me è stata la prima volta. Al Nada per vedere l’Occidente, in Cina per vedere l’Oriente.

Il primo impatto?
Sono rientrato stamane e ho avuto poco tempo per rielaborare il viaggio. Con la visita alla fabbrica della GAC che produce veicoli elettrici abbiamo capito che stanno saltando dei passaggi, non faranno la trafila che abbiamo fatto noi. È chiaro l’interesse di questi imprenditori di arrivare sul mercato europeo.

Che cosa ‘importerà’ dalla Cina per la sua Clericiauto?
La possibilità di aprire dei nostri mercati là, ma ci vuole qualche intermediario, andare senza filtri rischia di essere poco produttivo. Il mercato è talmente grande che offre grandi opportunità, visitare alcune concessionarie locali è stata una bellissima esperienza. Che va rielaborata.
La Cina non è un Paese facile, non puoi cercare il concessionario Kia e lo trovi, le distanze sono enormi. Abbiamo passato un giorno in fiera, non utilissimo a dire il vero, ma c’è un mercato di ricambi obsoleti, questo ‘gancio’ potrebbe rivelarsi interessante.

Siete stati bene accolti quindi…
Siamo stati accolti benissimo. Ricordo in particolare un concessionario Jaguar, Land Rover, Lexus: un’esperienza straordinaria, officine immense (parliamo di 40 ponti!), realtà importanti. Abbiamo fatto domande, cercato di capire, ma in effetti sui numeri sono stati un po’ restii.

Dei suoi colleghi che cosa mi dice?
Che questa trasferta è stata un’occasione per conoscerci meglio. Io non sono un uomo di grandi relazioni, mi sono trovato con Tarcisio e Calogero e finalmente, io che li conoscevo di nome da una vita, li ho conosciuti di persona.
Siamo andati in due, ho portato anche il mio direttore, mi sembrava un’occasione imperdibile. Incrociando i costi non è stato un grande investimento. Era l’occasione per capire che cosa succede dall’altra parte del mondo. Se vuoi vedere altri mercati devi andare in giro per il mondo. Negli Stati Uniti c’è il Nada, mentre in Europa bisognerebbe conoscere meglio il mercato inglese, francese…