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Moreno Seveso, "i nostri dealer distributori dell'elettrico cinese?"

Ha lavorato per cinque Case auto: Peugeot, Volkswagen, GM Opel, SSangyong e Mitsubishi. Il suo ultimo incarico lo vede direttore generale Mitsubishi Italia. Lui è Moreno Seveso, formalmente fresco di pensione, che vuole capire “che cosa farò nei prossimi dieci anni. Ho visto tutto”, riassume, “mi mancavano i cinesi”. Non più dopo aver colto “l’opportunità nata con Giorgio Boiani e qualche concessionario Doc di partecipare all’Autopromotec cinese, Auto Aftermarket a Guangzhou”.

Che viaggio è stato?
Sono talmente tanti e potenti, quando si muovono sono impressionanti. È stato un viaggio interessante per chi non ha mai visto quella realtà: i cinesi stanno facendo passi da gigante, quello che si fa in cento anni loro lo fanno in dieci. Ma interessante anche dal punto di vista culturale, umano, professionale.
Al rientro in Italia ne ho parlato con Giorgio: se l’aspettativa fosse stata quella di creare subito un rapporto, opportunità, sarebbe stato prematuro e sarebbe servito un altro approccio.
Gli operatori che abbiamo visto in fiera erano fornitori di attrezzature, di macchine di precisione, che quindi cercavano potenziali clienti. E infatti la sala per i contatti b2b era sempre affollata.
Se l’iniziativa fosse da replicare, tra due anni, suggerirei di prendere uno stand e di andarci con una rappresentanza di AsConAuto con pieni poteri, per capire se ci sono spazi per una collaborazione a livello locale, e quanto anche loro possano essere interessati a comprare. Le controparti - concessionarie, negozi - si sono mostrate super gentili e super disponibili a mostrare la loro realtà. Sono state anche molto servizievoli: per dire, l’ultimo concessionario ci ha messo a disposizione due vetture per accompagnarci in albergo.

I suoi compagni di delegazione, tutti concessionari, guardavano con interesse al mercato dell’obsolescenza. Lei che ne pensa?
Bisogna distinguere: se si guarda Guangzhou, ha ragione Tarcisio (Riva, dealer Toyota-Lexus, Nda) a dire che non c’è possibilità, perché il circolante se ha cinque anni di vita ne ha tanti. In una città con 12 milioni di abitanti, molto moderna e molto ricca, il parco non è vecchio e il ricambio vecchio non interessa a nessuno.
Invece, nell’area più rurale il circolante è probabilmente più vecchio e quindi può darsi che ci sia qualcuno interessato a distribuire il materiale per noi obsoleto. Ci vorrebbe una società di consulenza, come GiPA, che faccia questo lavoro di analisi del mercato, ma credo si debba uscire dalle città più grosse e importanti.

Qualcosa che invece si possa fare da subito?
La Cina cavalca molto l’elettrico: hanno un problema di inquinamento ben più grave del nostro e quindi sono costretti a porre rimedi più forti e a incentivare la mobilità a zero emissioni. Il mercato cinese è grosso - si parla di 24 milioni di auto l’anno - ma si sta saturando. Per vendere in Europa l’unico standard che si possono permettere è l’auto elettrica. Stanno investendo tantissimo, sono primi al mondo in tecnologia elettrica e batterie agli ioni di litio.
I nostri concessionari potrebbero diventare distributori, e fare assistenza, di marchi elettrici cinesi. 
Comunque, anche se l’elettrico è qui dietro l’angolo, tutte le società di previsioni dicono che non rappresenterà più del venti per cento nei prossimi quindici anni. Un 80 per cento di termico resterà, e con quello bisogna fare i conti. Il circolante è quello che è già per strada - in Italia sono 20 milioni di auto - e rimarrà per strada almeno dieci anni.

Come ha trovato i suoi compagni di viaggio?
Molto attivi, si sono presi la briga di organizzare visite presso le concessionarie dei marchi che loro rappresentano per vedere le differenze di standard, scoprire qualcosa di nuovo.
Un bel gruppo dal punto di vista professionale e interrelazionale: se dovessero mai lavorare su un tema comune sarebbero già avanti. Sono dei bravi concessionari, gente con la mente aperta, performante, facile che si creasse questa atmosfera.