Asconauto

Alex Paini, prove di normalità alla fine del lockdown

“Ho ancora oggi clienti che mi chiamano per chiedermi se mi ricordo le loro password e anche dove le hanno messe loro! Per dire che cosa siamo…”. Rende perfettamente l’idea Alex Paini, 43 anni, entrato in Doc nel settembre 2007 come logistico per poi assumere il ruolo di promoter dopo un anno e mezzo.

Che cosa è successo dopo il Decreto dell’8 marzo?
Siamo rimasti a casa, logistici e promoter, noi promoter sempre con il telefono acceso per le eventuali urgenze. Fino al giorno prima si girava normalmente ma già si percepivano nervosismo e caoticità, anche se l’imperativo era “lavorare, lavorare e lavorare”.
Dopo il lockdown è cambiato davvero tutto, si è capito che prima bisogna vivere, e poi viene il resto. In questi due mesi, forse, è tornata fuori l’umanità delle persone: non è più sempre tutto e subito, adesso i clienti portano pazienza.

Siete ripartiti a pieno ritmo?
Non ancora. Il 7 e il 9 aprile abbiamo fatto il primo giro ufficiale con metà furgoni, quindi 11 mezzi per una sola consegna. Intanto, una ventina di concessionari sui 70 soci Doc aveva riaperto i magazzini (dove c’era più personale si sono organizzati a turni e chi era di turno faceva il lavoro anche degli altri. E l’autoriparatore, sapendolo, pazientava).
Il 10 c’è stata una videoconferenza con il Cda e noi promoter abbiamo esposto le nostre idee: la voglia di ripartire c’era e abbiamo spinto per consegnare tutti e quattro i giorni della settimana (tranne il lunedì di Pasquetta). Dal 20 aprile giravano 15 furgoni, e da lunedì 4 maggio siamo rientrati con tutti e 21.

Chi guida?
Noi dieci promoter - che per il nostro lavoro conosciamo più aree - e una parte dei logistici. C’è stata disponibilità da parte di tutti.

Un solo giro di consegna?
Per ora sì, ma i clienti stanno iniziando a sollecitare, a chiedere quando si riparte con il secondo giro.
Inizialmente tutti hanno cercato di stare aperti, dietro al cancello chiuso, offrendosi di andare a prendere e riconsegnare la macchina, ma il problema era che proprio non circolava gente. Nella mia zona giravamo io e quattro mezzi di soccorso. Poi a poco a poco il lavoro è ripreso e già in questa prima settimana di ritorno alla normalità siamo intorno ai 1.200 colli al giorno, il doppio di quel che si registrava il 6 aprile, anche se ovviamente è un numero ancora lontano dalla media dei duemila dell’era pre-Covid.
Smaltito l’arretrato, adesso si comincia con i lavori ‘nuovi’: gomme, tanta moria di batterie, e un po’ di carrozzeria.

Gli autoriparatori sono pronti a lavorare in un altro modo?
Sicuramente ci sarà da reinventarsi qualcosa, ma li vedo un po’ più sereni sotto il profilo sanitario. C’è qualcuno che ancora ti chiede di lasciare i ricambi fuori dal cancello, ma qualcun altro è tornato al caffè. Anzi, qualcuno è diventato più… umano, sto incontrando clienti che prima difficilmente ti dicevano una parola in più e adesso si lasciano un po’ andare…
Tanti mi chiamano per chiedermi di passare, che hanno bisogno di aiuto per fare l’ordine. La preoccupazione più grande è di avere dei costi e di non riuscire ad ammortizzarli.

I cambiamenti più vistosi?
Distanze, mascherina, guanti… La prevenzione la stanno facendo un po’ tutti: la maggior parte ha messo un cavalletto all’esterno con l’igienizzante per le mani e la scatola con i guanti; qualcuno utilizza le coperture sedili, tanti fanno la sanificazione del mezzo anche per la sicurezza di chi opera e non ‘solo’ del cliente.
La sanificazione sta diventando una richiesta, il privato accetta i 20-30 euro richiesti.

Rispetto ai ricambi, c’è da aspettarsi un aumento o un calo dell’utilizzo di ricambi originali?
Chi comprava originale andrà avanti a comprare originale. La speranza, anzi, è che chi non comprava abitualmente originale e ha avuto bisogno di noi in questa fase capisca il valore di montare originale e ‘resti’ con noi.

C’è da essere ottimisti?
Io lo sono. La ripresa vera me la aspetto per settembre, per non dire a luglio e agosto. Quest’anno prevedo un agosto di lavoro.