Asconauto

ATL Iveco, "Bisogna forzare il cambiamento"

Nel gruppo era un po' una mosca bianca: tra tanti responsabili di magazzino di concessionarie auto, infatti, Victor Bottà lo è di ATL, concessionaria Iveco di Colico (Lc). Però, quando si è trattato di commentare il week end formativo a Castiglione della Pescaia, in Toscana, le differenze si sono fatte sottili sottili...

Prima di tutto: ATL come sta? La crisi che ha investito il settore dell'auto è arrivata anche in Via al Confine? 
Da noi, a Colico, la crisi è arrivata dopo. Per un po’ abbiamo lavorato mentre gli altri erano fermi, poi gli altri si sono ripresi e noi abbiamo fatto un po’ più fatica.
Ma non ci sono stati ridimensionamenti del personale. Tra salone, officina e magazzino eravamo una cinquantina. Poi abbiamo aperto un magazzino a Lainate e una nuova officina a Fagnano Olona e l’organico è cresciuto.

Il magazzino su quanti uomini si regge?
Nella sede di Colico siamo in sette, quattro a Lainate e uno a Fagnano. A livello di acquisti, acquisti con Casa madre, passa tutto da Colico, la responsabilità è centralizzata. Tenga conto che l’80 per cento del nostro fatturato è fatto con le officine autorizzate.

Tutte clienti Doc?
Per quanto riguarda Colico, la provincia di Sondrio e qualche piccola officina in Alto Lario sì, fanno tutte parte del circuito. A Como e Varese, invece, all’inizio il servizio non era ottimale perché c’erano troppi tempi morti tra il momento in cui il materiale veniva ritirato da noi a quando andava in consegna. E così ancora oggi usiamo un nostro corriere.

Visto dal magazzino, come valuta il servizio Doc? 
Io lo vedo come un punto di 'partenza', di sviluppo ulteriore rispetto a quello che abbiamo già. Iveco punta tanto sul venditore esterno, un promotore tipo il promoter di Doc, e quindi vuol dire che dobbiamo andare in quella direzione.

Per voi vuol dire uscire dal magazzino, diventare parts manager a tutto tondo... Un cambiamento percepito? 
Sono in ATL da quasi vent'anni. Quando c’è stata la crisi della vendita del veicolo nuovo c’è stato un focus più improntato sul magazzino. Quello che una volta non interessava assolutamente è diventato importante ma, alla fine, abbiamo sempre continuato con il nostro metodo di lavoro.

Con un po’ più di stress?
Ci sono dei momenti di esasperazione e altri di tranquillità, dipende dagli orari, dalle fasce della giornata. Dipende anche dai clienti. Quelli che chiamano per i truck, che sono il nostro zoccolo duro, sono pochi. Poi ci sono i clienti che chiamano per il furgoncino che gli è entrato in officina 'casualmente'. Diciamo che... parliamo poco con tanti.

Esigenze particolari?
Iveco mette diversi strumenti a disposizione delle nostre officine autorizzate, che quindi sono abbastanza indipendenti. La routine passa dal web, le grane dal telefono. 
Per quanto riguarda i piccoli, invece, chiamano per il preventivo, poi si aspetta, poi arriva la conferma dell’ordine… Il lavoro è un po’ più caotico e frenetico ma tutto gestibile.

Da questa due giorni formativa che cosa porta a casa?
Avevamo fatto con Iveco dei corsi di formazione e aggiornamento molto simili a questo con dei motivatori o ‘istruttori'. I dati sul messaggio verbale o non verbale li avevamo già sentiti in altre sedi. Ma c’è sempre qualcosa di nuovo che scopri ogni volta che qualcuno ti parla. Se sai ascoltare ti resta…

Alla fine conta la persona?
È vero che il 55 per cento di un discorso passa dal linguaggio del corpo. Si vede già dalla faccia se c'è interesse, se ti ascolta, ti segue, non c'è bisogno di arrivare alle braccia conserte.

Del contest cosa mi dice?
Trattando veicoli industriali noi siamo un po' tagliati fuori, il nostro giro è diverso da quello delle autovetture, ma è sempre uno stimolo in più per cercare di utilizzare gli strumenti che ci mettono a disposizione. 
Tanti riparatori fanno fatica a cambiare, bisogna proprio convincerli a cambiare il metodo di lavoro, a cercare di abbandonare un pochettino la dipendenza totale dal magazziniere che ti risponde dall’altra parte, magari anche un po’ ad arrangiarsi consultando i cataloghi o qualsiasi altro strumento che ti può essere messo a disposizione.

Parts Manager è stato il primo evento dedicato ai magazzinieri. Anche il presidente nazionale Guidi ha riconosciuto la centralità della vostra figura...
A livelli di ricambi, se uno ci pensa, passa tutto dal magazziniere. Che non è solo il responsabile di magazzino, sono anche i colleghi, anche quello operativo che chiude il pacchetto e mette la bolla, dal primo all’ultimo. Il magazzino funziona se c’è sinergia tra tutti, perché se uno dà gli ordini e gli altri eseguono senza sapere perché lo devono fare, come delle macchine, non è più neanche stimolante l’ambiente lavorativo.
Personalmente, magari con metodi un po’ miei, che ogni tanto mi fanno sembrare burbero, cerco di coinvolgere tutti, di far capire che cosa e perché lo stanno facendo. E poi non sono uno che si tiene tutto per sé: so un sacco di cose ma se uno me lo chiede gliele spiego più che volentieri, certo devo vedere interesse dall’altra parte. Se no mi stufo anch’io: una volta, due volte, tre volte, quattro volte, alla quinta se non hai capito vuol dire che non ti interessa.