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Bentornato al promoter Alessandro Muscolo: “DOC è casa mia”

“Ho ritrovato casa”. Dopo un’assenza di poco meno di due anni, Alessandro Muscolo è tornato a indossare la divisa del promoter in quella che considera casa. Varesino, 42 anni, Alessandro aveva iniziato a lavorare per il consorzio nel 2006.

Poi che cosa è successo?
In realtà nulla. Ad aprile 2019 ho scelto di andarmene per provare qualcosa di nuovo, per fare nuove esperienze. Ho lavorato per un grosso ricambista, ma 13 anni in DOC hanno lasciato il segno, e mi rendevo conto che mi veniva automatico, parlando con gli autoriparatori, buttarmi sull’originale, consigliare il ricambio originale. Che non era esattamente il core business del nuovo datore di lavoro.

Com’è stato rientrare in DOC?
Ho ritrovato casa, DOC è casa mia. Non posso parlare male di un’esperienza di quasi due anni, però mi mancava qualcosa.
Me ne ero andato dal consorzio senza sbattere la porta e quando sono stato ricontattato ho detto subito sì. Del resto, e anche se sono single, i matrimoni si fanno in due…
Oggi (ieri per chi legge, nda) è stato il mio primo giorno di lavoro, non ho ancora visto tutti i colleghi - so che ce ne sono un paio di nuovi - ma la scorsa settimana ne ho sentiti parecchi e mi sono sembrati tutti contenti.

Da dove riparte?
In principio seguivo solo Como, poi negli ultimi due anni mi ero diviso tra Como e Monza, adesso mi occuperò di circa 130 tra officine e carrozzerie di Monza.
Le prime due settimane sarò affiancato da Simone Soleri e da Michele Grieco.
Questa mattina ho cominciato con i clienti che non conoscevo, che non facevano parte del mio ‘vecchio’ portafoglio.

Si presenta come Promoter 2.0?
Ci sarà da lavorarci ma sull’impostazione sono d’accordo, anzi, posso dire che l’evoluzione della figura del promoter è stato uno dei motivi che mi ha convinto a tornare in DOC.
Ho visto che c’è anche una novità tecnologica, l’applicazione A-Service, DOC si mantiene al passo. Ma la categoria degli autoriparatori è tosta e un po’ restia a usare il digitale, il telefono (e WhatsApp) continua a essere lo strumento più utilizzato.

Dovrà rivedere il suo approccio?
Non credo. Io mi ‘integro’, se così si può dire, con il cliente, cerco sempre di capire chi ho davanti. Se siamo a tarallucci e vino faremo a tarallucci e vino, se mi parla solo di lavoro parlerò solo di lavoro.
Voglio arrivare a instaurare un rapporto umano, di empatia. Io entro a casa di altri, mi muovo in punta di piedi, con educazione e rispetto e quindi pretendendo educazione e rispetto. Sta a me capire se è il caso di dire “ciao, ripasso”.

Di che cosa crede abbiano bisogno gli autoriparatori DOC in questo inizio di 2021?
Di non sentir parlare di pandemia. La gente non è sicura, ha paura, continuare a parlare di Covid non giova a nessuno.
Gli autoriparatori chiederanno di avere più lavoro, ben sapendo che non dipende da DOC. E chiederanno assistenza, il riferimento giusto in concessionaria o presso un partner. E qui so come rispondere.